FBM 11 Toscana terra di rossi… ne siete proprio sicuri?

Abbiamo tracciato un percorso degustativo rigoroso, partendo dalle suggestioni marine per culminare nell’estremismo della lunga sosta in Chianti Classico. I risultati sono stati unanimi: la Toscana è una regione vocata anche alle bollicine di altissimo livello.

Il viaggio è iniziato sulla costa, con il Segreto Brut delle Cantine Tenuta Mariani. I vigneti di Pinot nero- Chardonnay sono su suolo sabbioso e l’influenza marina hanno immediatamente impostato il tono, offrendo una bollicina Pas Dosé di grande sapidità e taglio iodo-minerale, perfetta per preparare il palato al carattere strutturale dell’interno.

Risalendo verso i Colli Fiorentini, Poggio al Chiuso ci ha stupito con il Corti&Corti, un Dosaggio Zero che ha dimostrato come la pura espressione del Sangiovese al 90% sia già vivida e croccante con soli 24 mesi sui lieviti. La sua freschezza esuberante ha svelato il potenziale acido dei terreni argillosi di Barberino Tavarnelle.

Il percorso si è intensificato a Castelnuovo Berardenga. Presso Fèlsina, abbiamo celebrato il valore del tempo con il loro Brut. La degustazione ha messo in luce la complessità che solo un affinamento esteso, anche oltre i 48 mesi, può offrire, con sentori evoluti di cenere di sigaro che ha elevato il blend Sangiovese-Pinot Nero a livelli di grande stratificazione. A seguire, Vallepicciola ha fornito il controcanto con il Perlinetto Rosé, un Dosaggio Zero 100% Pinot Nero che ha sostato sui lieviti per 60 mesi. La versione in purezza ha confermato l’eleganza di questo angolo di Chianti, con note agrumate di mandarino cinese e un perlage delicato e perfettamente integrato.

Il culmine emotivo è stato raggiunto con Terreno (Greve in Chianti). Il loro Quattro Sorelle Metodo Classico 2017 è stato la prova definitiva: 100% Sangiovese Dosaggio Zero con una sosta eccezionale di 86 mesi sui lieviti. Il profilo degustativo, dominato da croissant, mandorle e una acidità impeccabile, ha chiuso la serata con un’affermazione poderosa: la Toscana è oggi tra i leader nella spumantistica di lunghissima maturazione.

Avete perso anche questo appuntamento? Non c’è momento migliore per unirsi a noi e scoprire assieme, Le diverse personalità dello Chardonnay in programma mercoledì 3-dicembre.

Il futuro è spumeggiante, e noi lo degusteremo insieme!

Toscana: Cantine Tenuta Mariani, Segreto Pas Dosé 2022, pds 24, Pinot nero 70%, Chardonnay 70%

Dalle sabbie di Massaciuccoli, in un angolo di Versilia stretto tra il Lago di Massaciuccoli, le colline e l’influsso salmastro del Mar Tirreno, la Tenuta Mariani ha trasformato una coraggiosa scommessa in realtà. Guidati dalla visione del produttore Ido Mariani, la cui passione affonda le radici in un apprendistato ultradecennale nella regione dello Champagne, l’azienda produce da oltre dieci anni i suoi Spumanti della Costa Toscana.

La filosofia è intransigente: il processo di spumantizzazione avviene interamente in cantina, garantendo bollicine a km0, pura espressione di un terroir unico. I 9 ettari vitati, condotti in agricoltura biologica, poggiano su un suolo prevalentemente sabbioso-argilloso a un’altitudine contenuta (0-200 metri s.l.m.), fattore che contribuisce ad aumentare la freschezza delle uve.

Il cuore pulsante della produzione, che conta 40.000 bottiglie annue (di cui oltre la metà spumanti), è il “Segreto” Metodo Classico. Questa etichetta, che ha dato il via al percorso aziendale, è una sapiente cuvée di Pinot Nero e Chardonnay. L’internazionalità del progetto è testimoniata dalla storica collaborazione tra l’enologo Lamberto Tosi e la consulenza del produttore di Champagne Julian Gout, che ha suggerito l’impiego di lieviti selezionati dall’Istituto Enologico di Epernay.

La versione Millesimato 2022 (70% Pinot Nero, 30% Chardonnay) a differenza della 2012 mostra, dopo 24 mesi sui lieviti, un colore giallo paglierino dorato e un perlage fine e persistente. Al naso emergono note di mela verde e la caratteristica crosta di pane. In bocca, il vino è tagliente e deciso , bilanciato su una dinamica di bella acidità e netta sapidità, chiudendo con grande pulizia.

Toscana: Poggio al Chiuso, Corti & Corti Pas Dosé 2022, pds 24, Sangiovese 90%, Trebbiano 10%

A Barberino Tavarnelle (Firenze), nel cuore dei Colli Fiorentini, la famiglia Corti (giunta alla quarta generazione) con la sua azienda Poggio al Chiuso ha intrapreso una strada inusuale, trasformando l’uva simbolo della Toscana in un Metodo Classico Dosaggio Zero.

Il progetto “Corti & Corti” è nato durante il primo lockdown Covid, concretizzando un sogno a lungo accarezzato da Matteo Corti. La scommessa si è rivelata vincente grazie alla rigorosa analisi del terroir: i 10 ettari vitati di proprietà aziendale sono caratterizzati da un terreno di tipo franco, argilloso e sassoso, situato a circa 370 metri sul livello del mare. Questa composizione e altitudine conferiscono naturalmente al Sangiovese un’acidità totale spiccata e ottimali valori di pH, elementi cruciali per la longevità e la freschezza di uno spumante di alta qualità.

Il “Corti & Corti” Millesimato 2022 ha una produzione limitata a 665 bottiglie.

Versato nei bicchieri, si presenta con un elegante colore leggermente rosato e un perlage fine e persistente. Il profilo olfattivo è dominato da note fragranti e sentori di piccoli frutti rossi. In bocca, la spiccata acidità del Sangiovese garantisce un gusto cremoso, molto fresco e sapido, con un finale piacevole e persistente. Questa freschezza lo rende non solo ideale come aperitivo, ma anche perfetto in abbinamento con cibi tendenzialmente grassi, salumi, formaggi di media stagionatura e, sorprendentemente, anche con frutti di mare.

Il nome del vino, un omaggio al cognome della famiglia e alle sue generazioni, e l’etichetta, dedicata al Lagotto Zeta, fedele compagno in vigna, testimoniano il carattere artigianale e l’autentico legame con il territorio di questa brillante e inattesa bollicina toscana.

Toscana: Fèlsina, Blanc de Noirs Brut s.a., pds 48, Sangiovese 60%, Pinot Nero 40%

A Castelnuovo Berardenga, sulla linea di confine tra le iconiche colline del Chianti Classico e le etrusche Crete Senesi, l’azienda Fèlsina (guidata dalla famiglia Poggiali dal 1966) ha dato il via a un ambizioso progetto di spumantizzazione, applicando il Metodo Classico al vitigno che rappresenta la sua essenza: il Sangiovese.

Il terreno argillo calcareo, unito a un’altitudine importante (tra i 350 e i 500 metri s.l.m.), fornisce le componenti ideali per l’acidità e la struttura necessarie a un grande spumante.

La cuvée del Blanc de Noirs, che nasce dalla ricerca di Fèlsina volta a valorizzare il potenziale espressivo del Sangiovese, è costituita da un assemblaggio audace: Sangiovese (60%), Pinot Nero (40%)

È importante notare che l’azienda ha utilizzato in passato anche altre composizioni, come il Brut 2009 (40% Sangiovese, 25% Pinot Nero, 20% Chardonnay, e 15% di vino di riserva), dimostrando una costante sperimentazione sull’assemblaggio.

Ciò che colpisce è il lungo affinamento: il prodotto in degustazione trascorre ben 48 mesi sui lieviti in bottiglia, conferendogli una complessità notevole.

Versandolo nel bicchiere si  presenta di un accattivante giallo paglierino (a volte intenso con riflessi dorati), con perlage fine e persistente. Al naso, l’analisi olfattiva rivela una stratificazione di aromi. Note di agrumi (pompelmo rosa) e frutti rossi (come piccoli frutti rossi di bosco e tenue rosa canina). Leggere tostature, spezie dolci e sentori evoluti che possono richiamare la cenere di sigaro o, a temperatura più alta, lo zafferano.

In bocca, il Blanc de Noirs è cremoso e ben strutturato, con un eccellente equilibrio tra freschezza e sapidità. La presenza del Sangiovese conferisce una vinosità e una struttura che nel finale si fanno incisive, garantendo una bella persistenza gustativa. Un’espressione sofisticata che eleva il potenziale spumantistico di questo angolo storico della Toscana.

Toscana: Vallepicciola, Perlinetto Pas Dosé s.a., pds 60, Pinot Nero 100%

L’azienda agricola Vallepicciola, fondata nel 1999 dalla famiglia Bolfo, poggia su un terroir d’elezione, con vigneti che si estendono per 107 ettari tra i 420 e i 480 metri s.l.m., caratterizzati da un suolo ricco di calcare e argilla, con presenza di galestro e alberese. È proprio sui pendii più alti (fino a 500 mt) che viene allevato il Pinot Nero, ricercando quella finezza e quella spiccata acidità fondamentale per la spumantizzazione.

Questa ricerca dell’eccellenza in vigna si riflette in cantina. La struttura, disegnata dall’architetto Margherita Gozzi, è un’opera di architettura organica di 6.000 mq, interrata per l’80%, volta a un bassissimo impatto ambientale e al recupero della CO2, incarnando pienamente la filosofia di sostenibilità dell’azienda. Questa scelta non solo riduce il consumo energetico, ma garantisce condizioni di affinamento ottimali e un dialogo silenzioso con la natura circostante.

Il cammino stilistico del “Perlinetto” è cambiato nel tempo da quando ho cominciato a degustarlo. Nel Brut 2013 (con 48 mesi sui lieviti), l’azienda aveva optato per un blend tipicamente toscano e audace: 50% Pinot Nero e 50% Sangiovese. L’anno dopo nel Brut 2014 il Sangiovese cede il passo allo Chardonnay (50% Pinot Nero, 50% Chardonnay), ma è nel 2018 che l’azienda decide di concentrare la forza del Pinot Nero, vinificato in purezza al 100%, e di aumentare la sosta sui lieviti a 50 mesi.  

La versione non millesimata di stasera, quindi con un congruo utilizzo di vini di riserva,  sosta per ben 60 mesi sui lieviti. Questa lunga attesa è l’arma segreta del produttore per donare profondità e complessità gustativa.

Il vino si presenta in rosa corallo brillante, con un perlage fine di pregevole fattura e persistenza. Al naso, la lunga permanenza regala una sensazione croccante di piccoli frutti rossi di bosco e rosa canina, evolvendo in leggere tostature che si spingono fino alla cenere di sigaro.

In bocca, la struttura è solida, mantenendo un equilibrio esemplare tra le componenti dure di freschezza e sapidità, tipiche del Sangiovese del Chianti Classico. Nonostante un leggero deficit di profondità percepito, il ricordo di bocca si attesta su una persistenza decisa, ripagando l’attesa con un profilo maturo ed elegante.

Vallepicciola si conferma quindi un polo di eccellenza dove la ricerca sul clone e sul suolo si unisce a una visione produttiva all’avanguardia, portando il Metodo Classico toscano ai massimi livelli.

Toscana: Terreno, Quattro Sorelle Pas Dosé 2017, pds 86, Sangiovese 100%

Il nostro approfondimento sui Metodo Classico di nicchia in Toscana ci conduce a Greve in Chianti, precisamente nell’azienda Terreno, guidata dalla famiglia svedese Ruhne dal 1988. L’impronta di Sofia Ruhne, enologa di seconda generazione, si manifesta in una filosofia produttiva profondamente sostenibile e artigianale, volta a tramandare la tenuta in condizioni ottimali. È in questo contesto, dove l’azienda opera in biologico dal 2014, che nasce un vero e proprio manifesto spumantistico.

Il prodotto in esame, il Terreno Quattro Sorelle Metodo Classico 2017, si presenta come un audace Blanc de Noirs vinificato in purezza da Sangiovese al 100%. Una scelta stilistica netta, Dosaggio Zero, che mira a una fedele traduzione del terroir nel calice, senza compromessi.

Il successo di questa etichetta è radicato nel suo terroir. Le vigne di Terreno si estendono tra i 300 e i 500 metri s.l.m., su suoli complessi caratterizzati da sabbia, alberese e pietraforte, con la presenza del Macigno del Chianti. Questo mix di alta quota e rocce sedimentarie calcaree è essenziale per garantire al Sangiovese quell’acidità tagliente e quella mineralità che sono pilastri per la lunga sosta in bottiglia.

Se la nostra analisi ha in precedenza focalizzato l’attenzione su eccellenze con soste importanti il Quattro Sorelle 2017 alza l’asticella a un livello superiore.

Il modulo tecnico aziendale rivela un impressionante affinamento di ben 86 mesi sui lieviti. Un tempo che posiziona questa bollicina tra i Metodo Classico toscani a più lunga maturazione, consentendo al vino di sviluppare un corredo aromatico di grandissima complessità.

Il colore è un giallo paglierino luminoso, sostenuto da una numerosi “train de bulles” finissimi e persistenti. L’impatto olfattivo è elegante e intenso: la lunghissima autolisi del lievito regala sentori maturi di croissant, pane tostato e mandorle, che si fondono con note fresche di lime e agrumi canditi.

In bocca, il vino rivela la sua natura di Dosaggio Zero: è fresco e dotato di una bellissima acidità, con una beva che rimane equilibrata e dinamica.

A differenza di spumanti a sosta più breve il Quattro Sorelle offre una consistenza cremosa e un volume maggiore, pur mantenendo la tensione del Sangiovese. Il finale è sapido, pulito e persistente, un profilo che lo rende ideale per abbinamenti importanti, dai piatti di pesce strutturati fino a pietanze a base di tartufo.

Con i suoi 86 mesi sui lieviti e la purezza varietale, Terreno non solo si ritaglia un posto d’onore nell’alta spumantistica toscana, ma dimostra il potenziale ineguagliato del Sangiovese anche nel panorama delle bollicine di lusso.

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