FBM 11  Le diverse personalità dello Chardonnay

La serata è stata molto più di una semplice degustazione: un incontro affabile dove produttori e appassionati hanno potuto scambiarsi impressioni e sguardi, trovando nel calice un terreno comune di gioia e scoperta. L’aria era vibrante, intrisa non solo di bouquet complessi, ma anche di quell’entusiasmo genuino che solo i grandi vini e la buona compagnia sanno generare. È stato un momento di condivisione autentica, una celebrazione della passione che unisce chi fa il vino e chi lo ama.

Abbiamo attraversato l’intera penisola, esplorando l’eccellenza che sfida i preconcetti e celebra la pazienza. Il percorso è iniziato nelle nebbie sottili del Piemonte con l’Alta Langa DOCG Pas Dosé di Bricco Maiolica, un Blanc de Blanc che incarna la purezza del terroir langarolo. Siamo poi saliti verso le vette imponenti del Trentino, scoprendo la nitidezza alpina e la precisione glaciale racchiuse nell’Isera 907 Dosaggio Zero e la struttura vellutata del Maso Salim Extra Brut Riserva dell’Alto Garda. L’avventura è proseguita sui crinali inattesi dell’Appennino Modenese con il Belmount Brut Nature di Cantina del Frignano, una prova di pionierismo che merita ammirazione. Infine, la sorprendente chiusura in Toscana, in Casentino, con il vino che è un manifesto della lunga attesa: il Metodo Classico 72 Dosaggio Zero di Cantina Fregnan, un emblema di fede assoluta nel prodotto e di maturità eccezionale.

Cinque espressioni di Metodo Classico che hanno in comune un solo, irrinunciabile denominatore: il tempo. Ognuno di loro, con soste sui lieviti che sfiorano e superano i 72 mesi, ha raccontato la storia di un impegno titanico e di una qualità che si conquista solo rispettando i ritmi lenti e maestosi della natura. Una serata che ha lasciato in tutti i presenti il ricordo di un’esperienza non solo didattica, ma profondamente conviviale e appagante.

Alta Langa DOCG: Bricco Maiolica Pas Dosé 2020, pds 48, Chardonnay 100%

Siamo qui, tra le nebbie sottili e i crinali assolati delle Langhe, una terra che da sempre racconta la potenza del Nebbiolo, ma che cela anche storie segrete di raffinatezza e bollicine. Non si può degustare un vino così puro senza conoscere il terreno emotivo da cui emerge. Beppe Accomo e Claudia Castella, nel 2013, hanno unificato le loro realtà, unendo filosofia, tradizione ed esperienza sotto il segno di un profondo rispetto per l’ambiente. La loro filosofia aziendale è racchiusa in una frase toccante: “Alcuni ci definirebbero figli d’arte, ma per noi ‘langhetti’ è più usuale il termine figli di contadini”.

Le uve provengono da un vigneto, di 1,5 ettari, esposto a Ovest e arroccato a 430 metri sul livello del mare su un suolo di Marna Arenarica. La sua essenza è la purezza assoluta, un Pas Dosé (senza zuccheri aggiunti), una dichiarazione d’intenti per far parlare il territorio senza filtri. La vendemmia 2020 ha dato vita a 8.000 bottiglie, che sono state seguite da una maturazione sui lieviti di ben 48 mesi – ben oltre i 30 mesi minimi richiesti per la DOCG. Un sonno lungo, concluso con la sboccatura nel luglio 2025.

Alla mescita, il giallo paglierino è quasi impalpabile, sostenuto da un perlage di incredibile finezza che sale in filigrana. Al naso, emerge un sussurro di sensazioni che spaziano tra la ginestra e la mela renetta, con un accenno iodato.

In bocca non cerca l’opulenza, ma l’equilibrio. Il sapore è asciutto, elegante e minerale. La bollicina massaggia il palato con discrezione, lasciando una scia sapida e fruttata. È il gusto puro della Langa d’altura. Il Pas Dosé garantisce una pulizia in bocca che spinge all’assaggio successivo. Con la sua gradazione del 13,0% vol., unisce struttura a leggerezza emotiva.

Trento DOC: Cantina d’Isera, Isera 907 Pas Dosé 2020, pds 38, Chardonnay 100%

Dalle Alpi affilate della Vallagarina, ci accingiamo a degustare un calice non di vino, ma di pura altitudine. Isera 907 Dosaggio Zero 2020 è il gioiello più prezioso di Cantina d’Isera, una cooperativa fondata nel lontano 1907 (il significato del “907”). Questo metodo classico è la sintesi della passione di circa 150 soci viticoltori che, sotto la guida di esperti, valorizzano le peculiarità di un territorio estremo.

Il segreto risiede nella montagna, dove lo Chardonnay (100% in purezza) è coltivato tra i 500 e i 600 metri s.l.m. L’esposizione Est e il suolo formato da depositi glaciali con matrice carbonatica e basaltica conferiscono alle uve una verve acida e una mineralità progressiva. Ludovico Berteotti, enologo della cooperativa ci spiega che la produzione è guidata dalla saggezza contadina: non solo analisi chimiche, ma l’assaggio costante dell’acino in vigneto per guidare la vendemmia rigorosamente a mano. Questa cura si estende ai 45 mesi passati sui lieviti, un lungo sonno che definisce la sua stoffa.

Nel calice, l’Isera 907 sfoggia un tenue giallo paglierino, sostenuto da una spuma generosa e avvolgente. L’olfatto è una lezione di nitidezza alpina: si apre con la vivacità del biancospino e la polpa croccante della pesca bianca, sostenute da una venatura di scorza di cedro e una traccia di yogurt greco che amplifica la tessitura. Al palato entra in maniera delicata, celando il carattere solido e scattante, che non cerca compromessi. La lunga permanenza sui lieviti dona una rotondità tattile che bilancia il taglio netto e rinfrescante. Lascia un ricordo salino e una persistenza aromatica matrimonio del territorio alpino e delle uve colte alla loro massima espressione.

Trento DOC: Maso Salim, Riserva Extra brut 2019, pds 48, Chardonnay 100%

C’è un luogo in Trentino dove l’acqua del Garda accarezza le montagne più fresche: l’Alto Garda, nel comune di Drena. Qui, una nuova generazione di viticoltori ha dato vita a un progetto che unisce coraggio e nuove prospettive. La Cantina Salim è un gioiello di modernità immerso nella tradizione, un tributo ai ricordi d’infanzia e alle lezioni imparate nelle vigne di famiglia, a circa 500 metri sul livello del mare.

La Riserva è uno Chardonnay in purezza, coltivato su terreni argilloso-calcarei con un’ottima esposizione Sud-Ovest. La vinificazione prevede una parziale fermentazione in barrique, un elemento chiave che ne definisce la stoffa. La cuvée matura in bottiglia per un periodo che si estende fino a 48 mesi sui lieviti. Con un residuo zuccherino di 4 g/l, si posiziona come un vero Extra Brut, garantendo asciuttezza e precisione.

Versando questo vino, sarete colpiti dal suo colore giallo paglierino brillante con riflessi dorati. Il perlage è fine e persistente, un inno visivo alla pazienza e alla lunga attesa. L’esperienza olfattiva è voluttuosa e complessa: la fragranza dei fiori freschi di campo si intreccia con note di burro chiarificato e un soffio di spezia dolce.

In bocca, il sorso è una rivelazione: la bollicina è integrata a tal punto da farsi carezza L’anima del vino è fresca, ma è il corretto bilanciamento tra struttura e acidità che lo rende così piacevole. La chiusura di bocca richiama i fiori percepiti inizialmente, lasciando il palato pulito e pronto per il sorso successivo.

È un sorso di Trentino che unisce l’audacia di un progetto moderno alla solida memoria della terra.

Emilia Romagna: Cantina del Frignano, Belmount Pas Dosé 2019, pds 66, Chardonnay 100%

C’è un’Italia del vino che si nasconde dove la viticoltura diventa un atto di fede contro ogni pronostico. Siamo a Serramazzoni, nel cuore dell’Appennino Modenese, tra i 450-550 metri sul livello del mare, in un’area dove la Cantina del Frignano ha scommesso sulla forza del biologico. Questa piccola realtà, su suoli argillosi e con innesti calcarei, si affida a Chardonnay 100% per il suo Metodo Classico.

Il Belmount Brut Nature è il risultato di una lavorazione meticolosa, con affinamento prolungato che supera i 60 mesi sui lieviti. Questa lunghissima attesa, unita alla scelta del Brut Nature, è il tentativo di estrarre la massima complessità da un terroir che ha dovuto faticare per affermare la sua vocazione.

Il giallo paglierino è compatto, con una bollicina che, sebbene presente, manca della densità impattante delle versioni d’alta quota. L’aroma è schietto, dominato da un attacco di agrume maturo, supportato da note di polpa di mela cotogna e da una scia di miele millefiori.

Al palato si rivela asciutto e senza compromessi con un’acidità che, pur marcando l’entrata in bocca, non si fonde completamente con la matrice del vino. Si nota, purtroppo, una caduta di volume proprio nella fase centrale del sorso, dove la densità gustativa si assottiglia, lasciando un vuoto che fatica ad essere riempito. È come se l’acidità iniziale e la sapidità finale non riuscissero a incontrarsi nel cuore della bocca.

È un prodotto lodevole, da ammirare per la storia che racconta, una storia di pionierismo e fatiche nell’Appennino modenese, ma che paga il dazio di una complessità organolettica non ancora completa.

Toscana: Fregnan, Il Patriota Pas Dosé 2018, pds 72, Chardonnay 70%, Pinot nero 30%

La Cantina Fregnan, in Casentino (Poppi), ha fatto una scelta radicale: produrre esclusivamente Metodo Classico. Questa non è una semplice scelta produttiva, ma una vera e propria dichiarazione d’intenti. Per i fondatori, la “mentalità da Metodo Classico” è il DNA aziendale: tempo, precisione e pazienza sono gli ingredienti non negoziabili. Hanno deciso che solo attraverso lunghe attese si può rivelare l’anima più profonda e complessa di questo terroir controcorrente.

Il vino che incarna questa fede totale è il Metodo Classico 72 Dosaggio Zero. Il numero “72” è un sigillo di devozione: 72 mesi, ovvero sei lunghissimi anni, di affinamento sui lieviti in bottiglia. La scelta del Dosaggio Zero (senza zuccheri aggiunti post-sboccatura) è la prova definitiva di questa fiducia assoluta: il vino deve essere impeccabile per reggersi da solo.

Il calice si veste di un giallo dorato intenso, la tonalità dei lunghi silenzi. Il perlage è una cascata luminosa, sottile e ininterrotta. Al naso, l’evoluzione è la protagonista: il bouquet è un ritratto complesso di agrumi, canditi e non, frutta gialla sciroppata, nocciola tostata e sfumature di erbette oficinali. La componente fermentativa è qui metamorfizzata in una gradevole sensazione lattica (ricordo di kefir leggero). L’aria balsamica del Casentino si manifesta in una scia minerale quasi gessosa, una freschezza che trascende il tempo. In bocca è un’esperienza di equilibrio magistrale. L’attacco è secco e affilato – tipico del Dosaggio Zero – ma viene subito avvolto dalla straordinaria cremosità della bollicina. Questo è il vero trionfo dei 72 mesi: il sorso è pieno e armonico, senza spigoli. La lunga sosta in bottiglia ha fuso l’acidità con la struttura, creando un equilibrio sapido e quasi salino. Lascia il palato perfettamente pulito, con una persistenza che non vuole finire.

Il Patriota non è soltanto un ottimo spumante toscano; è il risultato della ferrea convinzione di un’azienda che ha scelto di onorare un solo prodotto, credendo che nella precisione del Metodo Classico risieda l’espressione più autentica ed elegante della loro terra.

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