Il sipario sta per calare sui Viali a Mare e l’aria di Viareggio è più elettrica che mai. Se l’anno scorso celebravamo un’edizione di puro splendore creativo, quest’anno il clima è diverso: più teso, più audace, decisamente più vibrante.
Mentre i verdetti ufficiali restano ancora avvolti nel mistero, una certezza già brilla sotto la luce dei riflettori: la sfida per le promozioni e le retrocessioni. È la fine del triennio, il momento della verità che tiene col fiato sospeso i Maestri carristi e accende i dibattiti sotto i coriandoli. Anche se la qualità complessiva delle opere ha vissuto momenti di alterna fortuna rispetto al recente passato, la passione viscerale del pubblico non ha perso un solo battito.
Per onorare questo rito collettivo che mescola satira, cartapesta e destino, torno a proporvi il mio personalissimo “viaggio nel gusto”. Anche quest’anno, insieme al mio inseparabile alter ego The Bubbles Lord – colonna portante della nostra narrazione social – abbiamo selezionato le cuvée più prestigiose per ogni costruzione.
Il concetto rimane puro e ambizioso: tradurre l’anima di un carro nell’essenza di uno Champagne.
Un ringraziamento profondo va alle aziende che hanno rinnovato la loro fiducia in questo progetto e alla redazione de La Nazione, partner fondamentale nel dare voce a questa iniziativa.
Preparate i calici per degustare, in rigoroso ordine alfabetico, i carri e gli champagnes di questa edizione. Che sia una promozione o un addio, che sia gioia o polemica, facciamo in modo che sia, soprattutto, una festa indimenticabile.
Cin cin a tutti e che il viaggio abbia inizio!

Jacopo Allegrucci: Nel campo dei miracoli.
L’allegorica costruzione è uno specchio spietato: tra le promesse dorate di un Gatto e una Volpe, ci ricorda che solo lo studio e il sacrificio costruiscono un futuro reale. A questa ricerca di autenticità si lega lo Champagne Sanger “Voyage 360” Extra Brut, sintesi magistrale di ben 42 villaggi champenois. L’incontro nasce dal rifiuto delle scorciatoie. Se il carro svela l’inganno delle illusioni facili, Sanger propone un percorso frutto di un assemblaggio paritario di Chardonnay, Pinot Noir e Meunier. Il carattere Extra Brut risponde all’invito del costruttore di “essere veri”: un dosaggio minimo che non maschera la sostanza, rivelando una struttura viva e potente. Al naso, la varietà dei frutti bianchi e rossi richiama le lusinghe del bazar di Allegrucci, ma la persistenza finale riflette la tempra di chi sceglie la via più lunga. È la vittoria dell’impegno corale sulla finzione: la verità di un territorio complesso che sfida il miraggio del successo immediato.

Alessandro Avanzini: La gallina dalle uova d’oro.
L’opera mette a nudo la ferocia di un potere che fa di tutta l’economia una macchina bellica. Se la gigantesca gallina-robot che domina la scena è un capolavoro di ingegneria, lo Champagne Castelnau Brut è un assemblaggio potente che celebra la diversità dei terroir. Freschezza dello Chardonnay e pienezza del Pinot Nero: non solo note, ma pilastri di un gusto dall’impatto scenico che non è inferiore al soggetto principale. Le scintillanti “uova” d’oro del carro, simbolo di una finanza che ordina e ottiene, riecheggiano nell’estrema generosità di questo Champagne. Se la Von der Leyen di cartapesta è l’incarnazione di un potere dalle radici profonde, Castelnau è l’eredità di decenni di competenza, un vino che ha assimilato la storia che si svolge tra i muri di gesso. Le note di brioche e la maturità dei frutti gialli sono rigurgiti di quell’oro, segno di un valore accumulato nel tempo che in questo caso brilla palesemente. L’imponenza dalla satira di Avanzini trasforma la densità del potere in una presenza gustativa impareggiabile.

Luca Bertozzi: In Bocca al Lupo.
L’allegoria di Cappuccetto Rosso si trasforma in un manifesto di ottimismo: la positività rimane l’arma più potente nonostante i pericoli lungo il cammino. La storia rappresentata si fonde con quella dello Champagne Mondet Blanc de Blancs, distribuito da Tenuta Mariani, che ha sfidato il tempo e si è trasformato in pura luce liquida. Se il carro rappresenta il momento catartico in cui la paura si trasforma in azione, Mondet ne è la celebrazione sensoriale. Un vino che non scivola via passivamente ma stuzzica il palato con energia vivace, deciso come il passo del protagonista della fiaba. Il carattere del carro è schietto, ottimista, quasi ribelle nella voglia di riscrivere il finale. L’essenza dello Champagne si sposa con questa audacia: note fragranti di fiori bianchi e agrumi aprono a un finale inaspettatamente mentolato. Al palato, la struttura vivace e la persistenza agrumata richiamano la decisa leggerezza di chi affronta il bosco senza paura. La freschezza di un territorio che trasforma ogni passo, ogni sorso, in un atto di fiducia nel futuro.

Luigi Bonetti: I samurai del Potere.
I tre leader globali, che impugnano le loro idee come katane affilate, incarnano bene un’arena geopolitica di cartapesta. Si tratta di un gioco di dominazione, strategie e accordi, di chi cerca di piegare la storia al proprio volere. La triade trova corrispettivo nella Réserve Exclusive Brut di Nicolas Feuillatte. Questo Champagne riunisce i frutti di tutte le zone della Champagne; un esempio di politica liquida. Chardonnay, Pinot Nero e Meunier sono i tre potenti “capi di stato” del gusto, ciascuno con una personalità forte che invece di scontrarsi, trovano un accordo perfetto. L’essenza del carro è dinamica, a tratti aggressiva, proprio come lo stile “incisivo e dinamico” di questa cuvée. La generosità intrinseca di questo vino sembra voler mediare con la tensione gustativa. Le note di pera succosa e albicocca matura ammorbidiscono i toni, offrendo una complessità che appaga il gusto. Una forza che deriva dalla diversità e che, contrariamente al potere che divide, riesce a dare vita ad un’armonia universale e permanente nel tempo.

Massimo e Alessandro Breschi: The last hop(e); il cambiamento climatico è una bufala.
Un microcosmo ferito dove tre rane giganti, sospese tra le ninfee di Monet e i rifiuti, si interrogano su quell’ultimo balzo verso la speranza. A questo scenario di delicato equilibrio ambientale si lega lo Champagne Prestige des Sacres Brut Prestige. Lo Chardonnay come la prima rana, che cerca la luce e la purezza tra le ninfee, apporta al vino la freschezza rinfrescante che caratterizza il finale. Il Meunier come la rana della resilienza, capace di adattarsi e sopravvivere anche negli stagni più difficili, si adatta ad ogni tipo di terreno regalando sempre ottimi prodotti, mentre il Pinot Noir incarna la rana della struttura, conferendo quella vinosità necessaria a sostenere il messaggio sociale dell’opera. Mentre le creature di cartapesta temono che la bellezza del mondo sia ormai solo una “bufala”, questo Champagne risponde con una complessità reale e tangibile. Un ecosistema unito, dove la struttura cremosa e l’equilibrio tra i tre vitigni riaffermano la verità di una terra che, nonostante l’inquinamento e il fango, continua a fermentare vita con straordinaria generosità.

Umberto, Stefano e Michele Cinquini: Nemmeno con un fiore.
L’opera affronta un tema spinoso: trasformare il possesso in amore, la spina in petalo. È una narrazione che parla di delicatezza e di un equilibrio fragilissimo, proprio come quello che ritroviamo nello Champagne Dauvergne Maxime Rosato, distribuito da Champagne Supernova. Come il carro cerca di riscrivere le regole dell’amore malato, così questo rosato trasforma la potenza dei frutti neri e rossi in una carezza agrumata, sottolineata da riflessi rubino che sembrano rubati ai fiori più preziosi. L’essenza del carro risiede nel messaggio di un amore che non stringe, ma libera; questo Champagne non “possiede” il palato ma lo abbraccia con grazia. Al naso, le note fruttate si sposano con accenni floreali, mentre al palato la vivacità agrumata bilancia la struttura con eleganza. I 24 mesi di affinamento sono il tempo necessario perché ogni spina diventi fiore, ogni contrasto diventi armonia. Connubio perfetto per chi crede che l’amore debba solo liberare, mai stringere, celebrando la vittoria della gentilezza sulla forza.

Lebigre e Roger: Rien ne va plus.
Il Diavolo siede tra le macerie, trasformando la tragedia umana in una scommessa, mentre la roulette del mondo gira nel fumo della propaganda. A questo cinismo assordante, si contrappone il silenzio assoluto degli abissi: lo Champagne Cloe Marie Kottakis “-52” un UnderWaterWine elaborato da Jamin. L’integrazione tra questi due mondi è una sfida al caos superficiale. Mentre sopra regna il rumore degli incendi e la logica del profitto bellico, a cinquantadue metri di profondità, nella Baia di Portofino, domina il buio pesto e la stasi. Qui la pressione non schiaccia per distruggere, ma preserva per elevare: un equilibrio isobarico perfetto che culla il Pinot Noir, proteggendolo dalle scommesse truccate della superficie. Il Pas Dosé diventa così l’unica risposta “onesta”: senza zuccheri aggiunti e senza maschere, è la verità nuda che sfida il destino. Note minerali e iodate sferzano il palato come il mare che, inesorabile, si riprende ogni cosa. La roulette può anche fermarsi sul nero della distruzione, ma nell’abisso la vita e la purezza continuano, impassibili, a fermentare.

Carlo e Lorenzo Lombardi: 999.
In questo viaggio tra memoria e cartapesta, l’opera “999” dei fratelli Lombardi trova il suo equivalente liquido nello Champagne Esprit de Cramant di Larmandier Père et Fils distribuito da Trimboli wines.. Se il carro eleva il tempo a dimensione sacra, questo Grand Cru 100% Chardonnay da vigne di Cramant rappresenta l’essenza dell’attesa paziente che permette al terroir di esprimersi pienamente con profondità di noce, nocciola e miele. Sadako ha dedicato ogni istante alla speranza, così come la maison dedica almeno cinque anni di affinamento sui lieviti a questa cuvée, dove il tempo diventa memoria viva. Il finale dell’opera riflette sulla pace mancante, mentre lo champagne si distende in note speziate e minerali che invitano alla meditazione, proprio come lo sguardo della bambina di cartapesta. Con dosaggio minimo, si mostra nudo e sincero come il desiderio di Sadako. In questo prodotto vive lo stesso spirito di chi non smette di cercare la pace, trovandola infine in un gesto di assoluta armonia.

Roberto Vannucci: Io vivo in questo momento.
La costruzione mette a fuoco i retaggi del passato e l’ansia per il futuro che caratterizzano le nostre vite. È un richiamo potente al carpe diem oraziano: non un semplice invito al piacere, ma l’esortazione a cogliere l’attimo con consapevolezza. A questa filosofia si lega lo Champagne Tradition Extra Brut Jacques Defrance; un vino che incarna la pienezza del “qui e adesso”. La struttura, dominata dal Pinot Noir, trova una concordanza profonda con il messaggio del carro. Il passato non è un peso ma una base solida, rappresentata dal 40% di vini di riserva, che donano profondità senza imprigionare il sorso. Il presente vibra invece nella scelta dell’Extra Brut, una verità nuda che obbliga i sensi a concentrarsi sull’intensità del momento. La sosta dei 36 mesi sui lieviti sono la preparazione necessaria per brillare nell’istante in cui la bottiglia viene stappata. Poiché il futuro è conseguenza del presente, la meticolosa cura nell’affinamento permette al vino di esprimere oggi tutta la forza dei terreni di Riceys.
Bravissimo Claudio in questo abbinamento che non finisce mai di sorprendere. Con le sue parole colora ogni carro e il suo alter ego negli Champagne.
Grazie Stefano, l’allegria del carnevale e degli champagne sono facili da abbinare.