Siamo giunti alla nostra ultima e spumeggiante serata di “Figli di una Bollicina 11”, un appuntamento che, anno dopo anno, ci riporta nel cuore pulsante della spumantistica italiana. Il successo e la longevità di questo percorso sono soprattutto merito vostro: un ringraziamento speciale va a tutti i partecipanti che, con la loro fedeltà e profonda passione, continuano a seguire le mie serate, rendendo questo viaggio un’esperienza di comunità, cultura e scoperta condivisa. Un sentito ringraziamento va anche a tutte le aziende vitivinicole che hanno partecipato. Hanno aperto le loro cantine e condiviso non solo i loro Metodi Classici, ma anche le loro storie, la loro dedizione e la loro visione innovativa per il futuro del vino che oggi sembra aver smarrito la bussola.

Mi congedo per quest’anno salutandovi da questa sinuosa terra di colline, che con il suo terroir unico, calcareo-argilloso è vocato in modo ineguagliabile all’allevamento del Pinot Nero. Ogni calice degustato, non solo di Pinot nero, ma anche di chardonnay in purezza, è stato un tassello prezioso in questo mosaico di eccellenza.
Complimenti ai produttori che si sono dimostrati i veri custodi di questo territorio in fermento.
Con la mente ancora piena delle bollicine e dei racconti di questa edizione, l’unica cosa che resta da fare è darci appuntamento. L’avventura di “Figli di una Bollicina” non finisce qui. Vi aspetto per l’edizione del 2026!

Oltrepò Pavese DOCG: Alessio Brandolini, Luogo d’Agosto Extra Brut 2018, pds 36, Pinot Nero 100%
L’Azienda Agricola Brandolini, con radici che affondano fino al 1873, è oggi guidata dalla passione di Alessio, che ha fatto del nobile Pinot Nero la sua missione. La peculiarità della loro etichetta sta nel nome: “Luogo d’Agosto”. Questo nome è un vero e proprio “luogo della memoria”, un omaggio a un’annata eccezionale degli anni Sessanta, quando le uve raggiunsero la maturazione perfetta già nel mese di agosto. La cantina lavora uve da vigneti che si trovano a 300 metri di altitudine, su un suolo ideale di matrice calcareo-argillosa. Il Metodo Classico riposa ben 36 mesi sui lieviti, un tempo che garantisce struttura e complessità.
Nel calice, il vino sfoggia un paglierino luminoso attraversato da eleganti riflessi ramati, quasi a ricordare la pelle sottile e scura dell’uva da cui proviene. L’impatto visivo è completato da un perlage fine e persistente.
All’olfatto, offre un’esplosione di freschezza elegante: note vivaci di frutta bianca e gialla (come pesca e ananas) si arricchiscono con un complesso profumo di crosta di pane caldo e una leggera nota di nocciola tostata. In bocca, è un sorso fresco e deciso, ma accogliente. L’acidità è un filo teso di energia minerale che pulisce il palato e invita a un altro sorso. Chiude con un finale elegante e sapido, che lascia un inatteso ricordo di agrumi e mare.

Lombardia: Pietro Torti, Blanc de Blancs Brut 2020, pds 36, Chardonnay 100%
L’Azienda Pietro Torti lavora prevalentemente con il Pinot Nero, ma ha scelto di non escludere dalla loro produzione anche l’altro vitigno principe del Metodo Classico: lo Chardonnay per creare un’espressione di eleganza non convenzionale per il territorio. Il loro “Blanc de Blancs” è la dimostrazione di come una terra vocata al “Principe Nero” possa offrire espressioni di terroir complesse e distinte anche attraverso altri vitigni. Prodotto in quantità molto limitata, solo 1.500 bottiglie, questo VSQ (Vino Spumante di Qualità) affina per 36 mesi sui lieviti, un periodo ideale per sviluppare il profilo senza sacrificarne la freschezza varietale.
Nel calice, il Blanc de Blancs offre un colore paglierino più intenso del campione precedente brillante, con un perlage fine e ben organizzato nella risalita.
All’olfatto, il vino si presenta con una stratificazione raffinata. L’attacco è dominato da note di frutta a polpa bianca croccante come la pera e il melone, che evolvono in accenti più complessi di agrumi gialli canditi. La nota di prodotti di panetteria è sussurrata e sottile, ben fusa con una piacevole sensazione minerale.
In bocca, è un sorso fruttato ma allo stesso tempo asciutto e pulito. L’acidità è perfettamente bilanciata e la struttura è verticale, rendendolo un vino radioso e versatile. È un vino sapido e teso, con un’acidità ben cesellata che gli conferisce grande slancio e pulizia

Oltrepò Pavese DOCG: Bruno Verdi, Vergomberra Pas Dosé 2020, pds 46, Pinot Nero 85%, Chardonnay 15%
L’azienda, fondata nel 1925, è oggi un punto di riferimento per l’interpretazione rigorosa e al tempo stesso moderna del Pinot Nero. Il nome del loro Metodo Classico, “Vergonberra”, non è casuale: è il toponimo storico di uno dei loro vigneti più vocati, un nome che racconta di una precisa identità territoriale, quella della Valle Versa, dove i terreni sono ricchi di calcare e argilla su tessitura franco sabbiosa.e l’altitudine è ottimale.
Nel calice, il Vergonberra si presenta con un paglierino intenso, segno di una lunga e sapiente maturazione. Il perlage è una trama fittissima e sottile, un ininterrotto sollevarsi di bollicine che promettono una cremosità eccezionale.
L’olfatto è una lezione di complessità evoluta. L’attacco è netto, con sentori di frutta gialla matura, come l’albicocca e la susina, subito arricchiti da un ventaglio di note tostate e speziate, che evocano il mandorlato e la scorza di agrume essiccata. Si percepisce una sfumatura di mineralità quasi calcarea, l’odore della roccia bagnata dopo la pioggia.
In bocca, il Vergonberra è una bollicina avvolgente e setosa. L’ingresso è secco e teso, ma viene subito bilanciato da una rotondità cremosa che accarezza il palato, frutto dei quattro anni passati a contatto con i lieviti. La struttura è importante, ma mai pesante. È l’equilibrio tra una vivace freschezza citrina e una sapidità terrosa a rendere il sorso elegante e di rara persistenza. Chiude con un finale pulitissimo che richiama le note di frutta secca e lascia la bocca desiderosa di un altro assaggio.
Non è solo un vino, ma un vero e proprio ritratto del suo terroir, un’espressione che celebra l’unione tra la nobiltà del Pinot Nero e la tenacia dei colli pavesi.

Oltrepò Pavese DOCG: Lozza Blanc de Noirs, pds 48, Pinot Nero 100%
L’Azienda Agricola Lozza, a Santa Giuletta, unisce una tradizione che risale al Settecento con la freschezza e la determinazione della quarta generazione, l’enologa Rebecca Lozza. Rebecca è una vera forza trainante, che durante la serata di degustazione ha interagito con tutti i presenti, portando avanti non solo l’eccellenza della sua azienda, ma l’intero futuro dell’Oltrepò Pavese con il marchio Classese. La sua filosofia produttiva, “L’innovazione è solo una tradizione che ha avuto successo”, si concretizza nel loro “Blanc de Noir Dosaggio Zero” (Millesimo 2018), un Metodo Classico 100% Pinot Nero per esaltare la purezza varietale. Il vino allevato su terreni marno-argillosi a 300 metri riposa per ben 48 mesi sui lieviti esausti.
Questo spumante si presenta con una trasparenza assoluta e un perlage fine. Al naso, è complesso: si percepiscono subito note di crosta di pane, che si fondono con la dolcezza della frutta bianca, sentori di agrumi freschi e una chiusura elegante sulla mandorla. In bocca è perfettamente fresco, secco, un sorso di grande equilibrio. La struttura è elegante, sostenuta da un’ottima acidità. La nota distintiva è il retrogusto minerale e persistente, un sigillo della sua identità, che lo rende versatile nell’abbinamento. Un vino che, come Rebecca, parla chiaro e con energia.

Oltrepò Pavese DOCG: La Piotta, 2 Agosto Extra Brut 2015, pds 100, Pinot Nero 100%
L’Azienda Agricola La Piotta si distingue grazie alla visione di Luca Padroggi, uno dei volti nuovi più dinamici dell’Oltrepò, profondamente legato al suo territorio e impegnato a elevarne l’immagine. Il rispetto del territorio si concretizza nella scelta produttiva biologica, certificata dal 2005, che si riflette nella nitidezza e nell’autenticità dei loro vini.
Il vino che Luca ha voluto farci assaggiare è un tributo sincero al nonno Luigi (a cui il vino è dedicato), che il 2 Agosto era nato e ha vissuto fino all’età di 95 anni. Più che un vino, è un monumento alla memoria e alla pazienza: un 100% Pinot Nero con un affinamento impressionante di ben 100 mesi (oltre otto anni) trascorsi sui lieviti in bottiglia! Un’attesa quasi decennale che ha permesso di imbottigliare solo 233 esemplari. Le uve provengono da Montalto Pavese, su suoli calcareo-marnosi a 380 metri.
Nel calice, Il colore è un paglierino intenso con lampi dorati, vivo e luminoso, attraversato da un perlage che sale con una costanza instancabile, creando una spuma morbida e cremosa. La bollicina rivela la calma e la profondità di chi ha atteso a lungo. Il profumo è un’architettura complessa, che ha superato i sentori giovanili per abbracciare note evolute di miele d’acacia, frutta secca tostata e una sensazione di sapienza antica. In bocca, il sorso è una lezione di equilibrio. È fresco e deciso, ma al tempo stesso accogliente, con la bollicina che si scioglie sulla lingua in una sensazione di velluto. La persistenza è notevole: l’acidità, lungi dall’essere aspra, è un filo teso di energia minerale che pulisce il palato e invita a un altro sorso. Chiude con un finale elegante e sapido, che lascia in bocca un ricordo di agrumi e un leggero sentore iodato, un richiamo inatteso ai suoli ricchi di sedimenti marini dell’Oltrepò Pavese.