Figli di una Bollicina Minore VI – Nebbiolo: sensualità o potenza?

Figli di una Bollicina Minore VI – Nebbiolo: sensualità o potenza?

Secondo appuntamento dedicato ad un vitigno che normalmente si esprime in ben altre tipologie: il Nebbiolo. A differenza dello scorso anno dove degustammo prodotti derivanti dalle sole punte di questa uva simbolo del Piemonte, i metodi classici di quest’anno provengono dall’intero grappolo. Il titolo evocativo della serata, “Nebbiolo: sensualità o potenza?”, introduce a quello che abbiamo cercato di trovare nei prodotti presentati. Come il Pinot nero, il Nebbiolo è molto legato al territorio, riprova ne è che ha trovato il suo habitat naturale nella fascia alpina racchiusa fra Valle d’Aosta, Valtellina e Piemonte, ed una piccola apparizione in Sardegna. Abbiamo concentrato la nostra attenzione su prodotti piemontesi dove il vitigno, lavorando in sinergia con i terreni su cui è allevato, dona grandi vini rossi ora austeri, ora eleganti ora sensuali. Abbiamo cercato di verificare se quanto enunciato fosse riscontrabile anche in prodotti realizzati con il metodo champenoise. Di seguito le nostre impressioni. Ah… tutti i prodotti erano in versione rosè. Vi do appuntamento mercoledì 28 novembre per la serata dedicata al nebbiolo dal titolo Oltrepò Pavese” dove degusteremo in purezza ed in assemblaggio un altro cavallo di razza… il Pinot nero… stay tuned

Piemonte, Luigi Giordano, Brut 2015 pds 9 Nebbiolo 100% 

Ci troviamo nel territorio di Barbaresco. L’azienda ha sede proprio a due passi dal centro storico. Le vigne hanno un’età compresa fra i 30 ed i 35 anni su terreni vocati come Asili, Montestefano. Le bottiglie destinate al metodo classico sono poco più di 6.000. Attrae la nostra vista con buona produzione di schiuma al momento della mescita. Naso che apre con sensazioni agrumate di pompelmo rosa per poi allinearsi alle sensazioni tipiche di frutta rossa, lampone e ribes, che il vitigno esprime. Apprezzabile anche una nuance di rosa canina sul finire. In bocca entra fresco e vivace. La bollicina è bene integrata nel vino e resta percepibile per tutto il sorso. Copiosa la salivazione ai lati della lingua che lascia poi spazio ad una nota piacevolmente sapida. Difficile posizionarlo fra i sensuali od i potenti, anche perché è il primo campione della serata. I più lo hanno definito sensuale.

DOC Nebbiolo d’Alba, Cuvage, Brut s.a. pds 24 Nebbiolo 100% 

Unica delle aziende presenti a non fare vini fermi. L’azienda ha sede ad Acqui Terme, storica cittadina con uno splendido tettuccio termale, famosa, insieme a Nizza, per il Brachetto. Il Nebbiolo che da origine a questo prodotto invece viene allevato nella zona di Barolo, tra 380 e 450 metri s.l.m. Colore più scarico del campione precedente con riflessi satinati, quasi metallici. Spuma più soffice e copiosa nel bevante. I profumi tipici del vitigno sono percettibili in maniera elegante. Il naso apre con note eleganti di lievito madre che sorreggono il piccolo frutto, fragoline e mirtillo su tutte. Un piacevole accenno speziato chiude il naso. In bocca è setoso, elegante e seducente. Qui non c’è da sbagliarsi nel posizionarlo nella categoria sensuale. La bollicina accarezza palato e lingua senza essere esuberante. Un ritorno di frutta per via retro nasale allunga il piacere.

Piemonte, Antica Cascina dei Conti di Roero, Brut s.a. pds 30 Nebbiolo 100% 

Ci spostiamo in un’altra zona dove i terreni in prevalenza sabbiosi sono arricchiti dalla presenza di fossili marini ed argille. Passiamo la sponda del Tanaro e ci troviamo nel Roero dove a Vezza d’Alba, ha sede quest’azienda che da una produzione tipicamente agricola, negli anni 70 decise la conversione al vitivinicolo. Il colore è un bel rosa salmone carico impreziosito da una buona formazione di perlage. Al naso è intenso. La spinta di profumi provenienti dal bevante ripercorre lo spettro olfattivo già visto. Frutti rossi ma stavolta in piena maturazione con ricordi fragranti di lieviti ed una chiusura speziata quasi peccante. Al gusto la bollicina resta in perfetta armonia col liquido ampliando la struttura del prodotto. Coerente con quanto percepito al naso si avvertono ricordi di frutto carnoso alla beva ed una piacevole pungenza speziata. Contrariamente a quanto ci saremmo aspettati questo è un prodotto che possiamo inserire nella categoria dei potenti.

DOC Nebbiolo d’Alba, Josetta Saffirio, Brut s.a. pds 36 Nebbiolo 100% 

Traversiamo il Tanaro un’altra volta per spostarci in una delle zone più vocate per il Nebbiolo. L’azienda ha sede a Monforte d’Alba uno degli 11 comuni dove di produce il Barolo, definito vino dei re. Il sottosuolo è  sabbioso, con venature di limo e argilla, ricco di sali minerali. Lo si riconosce subito dalla bottiglia, diversa dalle solite champagnotte. Alla vista risulta di una tonalità più tenue del precedente, ma sempre pieno ed accattivante. La formazione della collarette dopo la fontanella iniziale ci conferma che siamo di fronte ed un prodotto di struttura. I profumi al naso sono di un frutto maturo, più dei precedenti, eleganti e carnosi. Una piacevole nota piccante dona fragranza al bouquet. In bocca è avvolgente con una piacevole bollicine dal giusto grip. Al gusto retro olfattivo la piccantezza prende la forma di una sensazione di pepe bianco. La chiusura è sapida e persistente. Questo, parafrasando una nota pubblicità di pneumatici, ha potenza e controllo.

Piemonte, Negro Angelo e Figli, Brut s.a. pds 60 Nebbiolo 100% 

Torniamo nel Roero. No… non ci piace fare il salta picchio da una zona all’altra, ma seguiamo un concetto: la permanenza sui lieviti. Questo è il prodotto che sosta più a lungo sulle proprie fecce, per cui è l’ultimo degustato. Colore molto intenso, quasi un rosa chiaretto, a testimoniare di una maggiore estrazione in fase di vinificazione. Visivamente la bollicina è latitante ma speriamo di incontrarla al gusto, mentre invece è visibile una buona formazione di archetti. La spinta delle sensazioni odorose dal bevante è importante. I profumi sono compatti e lo spettro ricorda quello dei precedenti campioni ma in maniera più strutturata. In bocca diventa vino. La bollicina, latitante alla vista, è pressoché inesistente anche al gusto. La struttura è importante, il gusto piacevole, ma sembra di degustare un vino fermo. Peccato, avevamo grandi aspettative per questo prodotto. Ritengo che sia un problema legato alle bottiglie in degustazione e spero di poter scrivere quanto prima una smentita di quanto emerso oggi.

Sommelierxte

Relatore AIS, bubbleslover, founder of Figli di una bollicina minore, ricercatore di metodi classici particolari.

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