Note d’Altitudine: Il Racconto del Trentodoc Festival 2025

Quando il profilo delle montagne s’incide nel cielo limpido d’inizio autunno, il Trentino si trasforma nel teatro perfetto per raccontare la sua vocazione più autentica: la bollicina ad alta quota. Dal 26 al 28 settembre 2025, la quarta edizione del Trentodoc Festival ha animato le piazze, i palazzi storici di Trento e i vigneti ricamati lungo le pendenze della provincia, richiamando appassionati, sommelier ed esperti da ogni angolo d’Italia. Tre giorni intensi fatti di talk, degustazioni guidate ed esperienze in cantina pensate per celebrare un’identità spumantistica unica nel suo genere, figlia di un terroir dove l’altitudine, le escursioni termiche e la verticalità dei suoli imprimono nel calice una nitidezza ed una tensione acida inconfondibili.

Abbandonando la Kermesse di Palazzo Roccabruna, mi sono creato un itinerario a tappe serrate che mi ha permesso di esplorare l’anima sfaccettata della denominazione, visitando realtà storiche e virtuosi vignaioli distribuiti tra la Vallagarina, le colline di Trento, la Val di Cembra e la Piana Rotaliana.

Venerdì 26 Settembre: Dalle Prealpi alla Vallagarina

Il percorso si è aperto il 26 settembre muovendo verso Albino Armani a Dolcè, porta d’ingresso verso l’Adige trentino. Parlare di Armani significa affondare le mani in una storia vitivinicola secolare che vanta radici documentate fin dal 1607: oltre quattro secoli di terra e passione tramandati di padre in figlio, oggi affiancati da un minuzioso lavoro di ricerca archivistica e riacquisizione delle vecchie parcelle storiche della Valdadige.

Ma come si traduce tutta questa eredità quando parliamo di Metodo Classico d’altitudine? La risposta sta nella ricerca viscerale della freschezza, della verticalità e della trasparenza espressiva.

La firma spumantistica di Armani trova il suo apice nel Trento DOC Clé, un manifesto di quota e rigore:

  • La scommessa dei 900 metri: Nello stesso anfiteatro di alta montagna, tra gli 850 e i 900 metri s.l.m., convivono Chardonnay e Pinot Nero. La scelta agronomica qui non ammette compromessi né scorciatoie: si evita di piantare lo Chardonnay più in basso per cercare rotondità o facili morbidezze, scegliendo la quota pura per entrambe le varietà pur di ottenere una spinta acida tesa, sferzante e di gran classe.
  • Zero malolattica e il valore dell’attesa: La fermentazione malolattica viene bloccata per mantenere intatta la spina acida e la leggibilità del luogo. Dopodiché è la pazienza in cantina a fare il resto: 48 mesi di affinamento sui lieviti per la versione classica e ben 60 mesi per la Riserva.
  • La filosofia del dosaggio: La cantina rifiuta le coperture zuccherine importanti, prediligendo Brut a basso dosaggio e, soprattutto, un Pas Dosé di rara precisione. L’assaggio del Brut mostra una trama croccante di mela verde, fiori bianchi e sottili rimandi di crosta di pane, sostenuta da una bolla finissima e carezzevole. Quando ci si sposta sui dosaggi zero, emerge nuda la materia prima: bollicine asciutte, dinamiche me dalla spiccata personalità, dove l’equilibrio è dettato unicamente dalla qualità delle uve e dal tempo.

Accanto al Trento DOC, la visione di Armani spazia anche oltre i confini regionali, trasferendo il rigore appreso sulle montagne trentine verso le vette delle Alpi Carniche in Friuli, per elevare la Ribolla Gialla oltre la consuetudine del Metodo Charmat e regalarle la tensione minerale del Metodo Classico. Non manca poi l’amore viscerale per gli autoctoni storici della Valdadige, come dimostra la scommessa sulla Foja Tonda (Casetta), varietà antica e rustica declinata persino in rosa per estrarne il profilo più autentico, giocato su note di muschio, sottobosco e spiccata acidità. Una realtà capacissima di coniugare storia secolare, rispetto per il territorio ed una visione contemporanea e senza filtri.

Risalendo la Vallagarina, la tappa da Cantine d’Isera ha rappresentato un autentico affondo nella storia e nella vocazione più pura di questo lembo di terra alpina. Isera è da sempre sinonimo di un terroir privilegiato, forte di una tradizione vitivinicola secolare e di suoli di matrice calcarea e basaltica che donano al vino una struttura ed una sapidità graffiante. Qui la degustazione si è fatta caleidoscopica: dalle bollicine della linea Collezione e dal rigore del Dosaggio Zero (D0), fino alle vette dell’Extra Brut Riserva 907. Il Dosaggio Zero di Isera è un compendio di nitidezza: l’assenza di dosaggio lascia emergere nuda la materia prima tra note di agrume maturo, gesso ed una profonda traccia salina. Immancabile poi una deviazione verso l’anima rossa e ferma del territorio con l’assaggio del loro iconico Marzemino d’Isera Trentino Superiore DOC “Etichetta Verde”: un vino simbolo, dove i suoli basaltici regalano un sorso intenso, equilibrato e avvolgente, ricco di spunti floreali di violetta, piccoli frutti rossi e una piacevole vena sapida. Cantine d’Isera conferma così il suo ruolo fondamentale nel raccontare la Vallagarina in ogni sua veste, orgogliosa delle proprie radici e capace di emozionare per precisione esecutiva.

La prima giornata si è chiusa con Limina sui rilievi di Trento, dove il Limen 283 a base Chardonnay e il Rosé D0 da uve Merlot hanno mostrato un’interpretazione originale e moderna, affiancati da stimolanti incursioni fuori schema con il loro Riesling Dosaggio Zero.

Sabato 27 Settembre: Tra altitudini cembrana e colline di Trento

Il sabato è iniziato a Drena presso la Cantina Salim, dove la degustazione verticale dello Chardonnay Salim (dalle annate 2016 al 2019) ha messo in risalto la straordinaria capacità di evoluzione nel tempo delle bollicine trentine, capaci di virare verso complesse note terziarie senza mai perdere la propria dorsale acida.

Mi sono spostato poi sulla collina di Trento, a Cognola, da Maso Bergamini. In questo anfiteatro naturale vitato su terre basaltiche, il Brut spicca per mineralità ferrosa ed una cremosità del perlage di grande finezza.

Il pomeriggio in Val di Cembra ha regalato uno dei momenti più entusiasmanti da Man Spumanti a Verla. Qui Mattia ha saputo orchestrare un magistrale evento focalizzato sull’abbinamento cibo-vino, arricchito da un confronto tecnico ed umano d’eccezione: la presenza di Josef Reiterer, patron della celebre cantina Arunda, con cui ci siamo addentrati in un dialogo profondo sulle dinamiche di affinamento in quota e sulle sfumature dei prodotti in degustazione. Dalla tensione incisiva del Nature alla raffinatezza del Blanc de Blancs, fino alla struttura del Blanc de Noirs e alla grazia del Rosé, l’esperienza ha celebrato l’anima pulsante della viticoltura di montagna.

A chiudere la giornata è stata la Tenuta Gottardi a Cembra Lisignago, la cui Riserva da uve Chardonnay e Pinot Nero racchiude l’anima severa delle alte quote, regalando un sorso profondo, nitido e ritmato da richiami di agrume candito e frutta secca.

Domenica 28 Settembre: La Vis, San Michele all’Adige e il fascino delle alte quote

La giornata conclusiva si è aperta a La Vis da Cantine Monfort, con l’assaggio della Cuvée 85 Brut, del Rosé, del Le General Blanc e soprattutto della prestigiosa Riserva Dallemagne, bollicina di imponente struttura e grande complessità aromatica. Mentre Le Général Dallemagne sfrutta il connubio tra Chardonnay e Pinot Nero per offrire un sorso ricco, strutturato e morbido, Le Général Blanc spinge al massimo il concetto di territorialità alpina e verticalità, offrendo uno Chardonnay in purezza senza zuccheri aggiunti, ideale per gli amanti delle bollicine tese e fortemente minerali.

A San Michele all’Adige la sosta da Endrizzi ha offerto un’immersione carica di fascino e suggestione ancestrale, toccando il vertice dell’esplorazione estrema del Metodo Classico. Oltre alla precisione della gamma tradizionale Masetto — dal fresco Brut al strutturato Piancastello —, ad affascinare e stregare il palato è il racconto e la degustazione del loro progetto icona: il Trentodoc PARADICE.

Si tratta di un’interpretazione limite dell’affinamento in quota: la bottiglia viene lasciata riposare a circa 2.600 metri di altitudine, al buio e nel gelo naturale della grotta sotterranea incastonata tra i ghiacciai del Passo Paradiso. Un contesto primordiale dove la pressione atmosferica ridotta, la temperatura costante attorno allo zero e la totale assenza di vibrazioni rallentano la maturazione dei lieviti, congelando il tempo. Durante i lunghi mesi invernali la grotta diventa del tutto inaccessibile, isolata dalle nevi alpine: questa sosta “forzata” restituisce un vino di una purezza disarmante. Calice alla mano, il Paradice rivela un perlage minutissimo e setoso, sostenuto da una tensione acida quasi tagliente, dove note di agrume candito, pietra focaia e spunti balsamici si fondono in una cremosità profonda e di immensa eleganza.

L’edizione 2025 del Trentodoc Festival ha ribadito lo straordinario stato di salute e la statura internazionale delle bollicine di montagna. Non ci resta che segnare in agenda le date della prossima edizione: ci vediamo dal 25 al 27 settembre 2026 per la quinta edizione del Trentodoc Festival, pronti a stappare insieme nuove, straordinarie emozioni ad alta quota!

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