Figli di una Bollicina Minore VII – Il Pinot nero ed i suoi “fratelli”

Figli di una Bollicina Minore VII – Il Pinot nero ed i suoi “fratelli”

In barba alla famosa crisi del settimo anno, puntuali come un orologio svizzero, sono ritornate le serate di Figli di una Bollicina Minore. FBM VII si articola in quattro serate tematiche in cui verranno degustati più di 20 metodi classici, sempre nuovi da serata e serata. Ieri sera siamo partiti con la prima serata:il Pinot Nero ed i suoi “fratelli”. La prima è un’uva che non ha bisogno di molte presentazioni. Originario della Borgogna si è diffuso ovunque nel mondo, anche in Italia, soprattutto nelle aree a clima fresco. I fratelli. A nord quello che è stato educato alla scuola francese: il Nebbiolo. A differenza del fratello maggiore questo non ha avuto una diffusione planetaria, ma è rimasto confinato nell’arco alpino, dove ha trovato il suo ambiente di elezione. La sua innata freschezza lo rende atto alla spumantizzazione. A sud troviamo il Nerello Mascalese che può definirsi l’uva del vulcano, più precisamente, dell’Etna con vigne poste generalmente fra i 350 e i 1000 metri di altitudine. Varietà che affonda le sue radici nel territorio orientale della Sicilia. Il nome di questa varietà deriva da Mascali, una località in provincia di Catania, area nella quale quest’uva è da sempre coltivata e diffusa. Vi chiederete che cosa hanno in comune il Pinot Nero, il Nebbiolo ed il Nerello Mascalese? Oltre la maturazione tardiva e la scarsa carica polifenolica l’intimo rapporto fra territorio, vitigno e lavoro dell’uomo. Non ci resta che verificare nel bicchiere se quanto accennato corrisponde a realtà. Per chi ha piacere può continuare la lettura delle nostre impressioni sui prodotti degustati, per gli altri do appuntamento… giovedì 28 novembre per la serata ormai diventata un must… Gli Autoctoni … stay tuned

Toscana: Fattoria di Montechiari, “Donna Catherine”, Brut 2016, pds 22 Pinot nero 100%

Ancora tu, recitava una famosa canzone di Lucio Battisti. Per chi non se lo ricordasse lo  stiamo seguendo dal 2010 controllato nel 2013 e verificato nel 2015. Presenti alla serata il proprietario dell’Azienda Moreno Panattoni e la sua adorabile consorte Donna Catherine Pirmez di origini transalpine. La signora, con uno splendido accento francese, ci ha spiegato che non poteva stare senza Champagne in Italia. Moreno ha quindi pianificato questo prodotto per amore. Il caso ha voluto che un enologo a caso, Giacomo Tachis, indicasse il terreno più vocato per l’allevamento del pinot nero. Quando si dice che il destino non esiste… Rispetto alle passate edizioni non sono state fatte chiarificazioni, non ammesse dal disciplinare biologico seguito dall’azienda. Alla vista si presenta di colore rosa acceso ed intenso reso caleidoscopico da un perlage fine e persistente. Il pinot emerge al naso con i suoi tipici rimandi a piccoli frutti rossi di bosco dai profumi pungenti. La fragranza olfattiva ha ricordi anche agrumati di pompelmo rosa. In bocca la bollicina è setosa. Come ci fa notare Moreno non pizzica sulla lingua, ma rotola delicatamente. Il gusto è pieno e coerente con quanto percepito al naso. La salivazione è resa più viscosa da una piacevole nota sapida sul finale di bocca. Prodotto da pasto più che da aperitivo.

DOC Nebbiolo d’Alba, Cuvage, Brut 2016 pds 24 Nebbiolo 100% 

Avevamo già bevuto questo prodotto l’anno scorso nella serata dedicata ai Nebbiolo. Quest’anno in degustazione un campione millesimato, in cui l’annata della vendemmia risulta determinante. Colore petalo di rosa, quindi una tonalità decisamente più tenue del campione precedente con riflessi quasi metallizzati. Perlage fine e persistente che si stacca da più punti del bevante. Al naso i profumi fragranti sono riconducibili a sensazioni di fragola, mirtillo e ribes rosso. Si percepisce anche un accenno di minerale sul finale. Al gusto la bollicina è ben presente e pizzica piacevolmente la nostra lingua restando bene integrata nel vino. Il gusto è piacevole e sul finale di bocca la nota minerale, percepita al naso, si trasforma in percepibile estratto allungando la persistenza. Rispetto al precedente campione possiamo spostarlo verso un abbinamento da antipasto.

DOCG Oltrepò Pavese Metodo Classico: Torre degli Alberi, Brut 2015, pds 26, PD 2015 pds 36, Pinot nero 100%

New entry… finalmente direte voi..:-) L’azienda si trova a Torre degli Alberi, un piccolo borgo collinare in Oltrepò Pavese, circondata da boschi e prati. Le vigne dove viene allevato il Pinot nero sono state destinate a pascolo per molti anni. Il terreno calcareo-argilloso si è così arricchito di materiale organico naturale. Inutile dire che la conduzione agronomica è certificata biologica. Il posizionamento a 500 mt. slm, che non consentiva una costanza qualitativa fino a qualche anno fa, si è rivelato un asso nella manica quando si è cominciato a parlare di Global Warming. L’elevata escursione termica permette infatti una maggiore concentrazione delle sostanze odorose nelle uve. In degustazione abbiamo avuto due millesimati. Un Brut ed un Pas Dosè. Nella sequenza di servizio sono stati inframezzati da un altro prodotto di cui parleremo fra poco. Come sapete le degustazioni vengono svolte in ordine di crescente sosta sui lieviti. Il profilo visivo ed olfattivo dei due campioni è molto simile. Brillante giallo paglierino con riflessi satinati. Leggera maggiore intensità di colore per la versione priva di zuccheri. Al naso fragranti note di frutta matura a pasta bianca e gialla per entrambi. Accenni agrumati di pompelmo per il PD, note di pasticceria per la versione dosata. Entrambi chiudono con una nota minerale che accomuna i prodotti. Al gusto la bollicina è rotonda e sensuale. Scivola sulla lingua provocando un’elegante pressione, percepibile maggiormente nella versione non dosata. Il Brut ha un gusto più largo dove si apprezza la coerenza con l’aspetto olfattivo. L’altra versione pur essendo più snella e vibrante non perde tanto corpo grazie alla fermentazione malolattica dei vini base. La persistenza e la chiusura sapida accomuna nuovamente i prodotti in finale di beva. Più indicato per aperitivi la versione cruda, più vocato alla cucina il brut.

DOC Etna: Firriato, “Gaudensius” Brut 2015, pds 30, Nerello Mascalese 100%

L’azienda possiede diverse tenute in Sicilia con una produzione variegata. Il prodotto degustato proviene dalla Tenuta Cavanera sulle pendici dell’Etna. Le vigne possono definirsi di montagna in quanto sono posizionate ad un’altezza di 650 mt. slm. Escursioni termiche abbinate ai suoli vulcanici, porosi per natura, e ricchi di silicio conferiscono grande personalità alle uve. Giova ricordare che le viti, allevate ad alberello lasciato con molto fogliame per ritardare la maturazione delle uve, sono a piede franco. Versato nel bicchiere esprime dal colore il sole del Sud. Giallo paglierino con riflessi tendenti al dorato. Numerose bollicine fini ed organizzate in sinuosi filari rendono brillante la vista nel calice. Naso con apertura agrumata e ricordi di aranci della Sicilia seguiti da un piccolo frutto rosso pungente: ribes. Le sensazioni di fragranza virano su ricordi di pasticceria con accenni al biscotto di cocco. Nota minerale che contiene i profumi. Al gusto dimostra una struttura di tutto rispetto. La bollicina è al servizio della freschezza per amplificarne le sensazioni gustative. Assaggio coerente con il frutto percepito al naso che ritorna in retrogusto. Chiusura con accenni terrosi dati dai sali minerali. Prodotto da tutto pasto con preferenza sui primi.

Sommelierxte

Relatore AIS, bubbleslover, founder of Figli di una bollicina minore, ricercatore di metodi classici particolari.

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