Figli di una Bollicina Minore V – Nebbione

Serata unica quella dedicata al metodo Nebbione che ha permesso ai presenti di degustare contemporaneamente tutte e sei le aziende produttrici di questo metodo. Condotti dalla professionalità e simpatia dell’enologo Sergio Molino che avevo avuto il piacere di conoscere ad Alba durante la manifestazione Nebbiolo Noblesse, ai fortunati avventori è stato illustrato il procedimento con dovizia di particolari. Le 25.000 bottiglie di Nebbione attualmente prodotte sono ottenute esclusivamente dalle punte dei grappoli di Nebbiolo, che fornirà la base vini rossi di struttura.  Tagliate 30 giorni prima della vendemmia pianificata per i vini rossi, questa parte del grappolo, fornisce il materiale di partenza. In pratica si tratta di un sotto prodotto, ma che ha tutte le caratteristiche necessarie per fornire la base per fare bollicine classiche di grande qualità. Il progetto, eco sostenibile, è stato studiato anche dall’Università di Bologna per la sua unicità. Per dosare l’acidità necessaria per formare la base spumante, la punta del grappolo può essere tagliata più o meno in alto, quindi più o meno matura. Si possono ottenere sia vini rosati, di più facile beva che prodotti in bianco, mediante iper ossidazione del mosto ottenuto dopo la pressatura, più adatti all’invecchiamento. In effetti la nascente associazione si è già data un codice deontologico di produzione che prevede la sosta minima di 40 mesi sui lieviti, ma alcune aziende stanno già sperimentando permanenze più lunghe con ottimi risultati. Non esiste una zona di produzione, ma un territorio, quello dove viene allevato il nebbiolo. Si spazia quindi dai territori granitici della Val d’Aosta e Gattinara, per arrivare a quelli calcareo argillosi della Langa. Sergio ci avvisa che i prodotti sono tutti dotati di grande personalità e che noi, ma gran parte del pubblico dei bubbles lover, non siamo abituati a degustare questi tipi di prodotti, per cui o si ama o si odia.  Ultima precisazione prima di passare alla degustazione è che le versioni future dei prodotti non saranno dosate  per ridurre al minimo la presenza di zuccheri e permettere al vino di essere più longevo nel periodo di sosta sui lieviti.

Plauso al grafico che ha creato il logo che identifica il Nebbione che in maniera diretta e pulita racchiude il concetto sopra riportato. Bene… ma ora cominciamo a versare il vino nei bicchieri…

 

Piemonte, Enzo Boglietti, Brut Rosè s.a. Nebbiolo 100%

L’azienda è situata alla Morra, rinomata zona di produzione di vini rossi, su terreni limosi, argillosi, poveri di sostanza organica. Il produttore per togliere il colore al vino utilizza l’iperossidazione del mosto. Il risultato è un platino scarico che contiene nuances tendenti al dorato. E’ il più semplice dei prodotti della serata in quanto sosta circa 39 mesi sui lieviti che gli conferiscono buona intensità olfattiva con riconoscimenti di piccoli frutti rossi riconducibili al prodotto di provenienza, ma anche leggere note di balsamico ed idrocarburo. Al gusto è equilibrato e di buona struttura. I 13% di tenore alcolico sono ben bilanciati dalla freschezza e da un’esile trama tannica che accentua la sua presenza nella post deglutizione. La bollicina è stuzzicante e di giusto grip sulla lingua, anche se potrebbe essere meglio integrata nel vino. Ottimo inizio.

Valle d’Aosta, La Kiuva, “Traverse” Extra Brut Rosè s.a. Nebbiolo 100%

Secondo dei due rosati prodotto da una cooperativa valdostana. Le viti sono allevate su terreni scistosi e ricchi di scheletro. Si presenta con un colore più deciso del precedente che denota una maggior contatto con le bucce prima della sgrondatura. Interessante per dimensione e costanza di risalita il perlage. Naso più complesso del campione precedente e non solo per una questione di tempo di affinamento ma per un dosaggio a 4 gr/l. e ad una sboccatura più datata. Dopo il primo impatto con note casearee, emergono ricordi speziati e  balsamici. Si può percepire anche una leggera ossidazione che ampia gradevolmente lo spettro olfattivo. Al gusto risulta di buona struttura e scivola rotondo nella bocca. La bollicina è bene integrata nella struttura e lavora in sinergia con l’acidità facendo percepire una piacevole freschezza in bocca. Mi sarei aspettato una sapidità maggiore, visto la provenienza, ma il prodotto è perfettamente godibile così come è. Sul finale il vino amplia le sensazioni gustative rendendosi persistente nel ricordo.

Piemonte, Franco Conterno, “ Na Punta” Extra Brut s.a. Nebbiolo 100%

L’azienda è nota al grande pubblico per la produzione del Barolo. Le vigne infatti sono a Monforte nella parte sud della Bussia su terreni generosi e grassi, ricchi di sostanze organiche che conferiscono corpo al vino. La metodologia di produzione non è quella del metodo classico, ma quella del metodo ancestrale. Tale scelta è dovuta dal fatto che le uve hanno già in se un elevato potenziale alcolico e l’aggiunta di zuccheri lo farebbe aumentare. In fase di tiraggio si raggiungono le sette atmosfere al fine di preservare la pressione della bollicina ed avere sempre una discreta pungenza. Colore in linea col campione precedente di un giallo paglierino carico impreziosito da un’elegante perlage di risalita. Naso pungente. Oltre alle sensazioni fruttate e floreali si percepisce una nota di cedro candito che si integra in quella piccante del ginseng. La bollicina in bocca non lascia trapelare l’origine rurale della fermentazione alcolica. E’ pungente e rotonda e ben scivola nel corso della beva. Si apprezza l’equilibrio del prodotto e la piacevole persistenza supportata dalla pungenza della spezia.

Piemonte, Cascina Ballarin, “Punte dei tre Ciabot” Brut s.a. Nebbiolo 100%

Le uve che formano la cuvée provengono sia da Novello che da Monforte mentre la cantina si trova a La Morra. Colore leggermente più carico dei precedenti con buona presenza di risalita di bollicine. In questo nebbione si sente una maggior presenza di dosaggio che spiazza un po’. I prodotti finora degustati erano lineari, senza orpelli che mascherassero le sensazioni fruttate e balsamiche del Nebbiolo. Qui la prima nota che arriva per via olfattiva è quella tipica del distillato utilizzato per dosare i prodotti. Anche una leggera ossidazione controllata sposta il ricordo da un prodotto verticale ad uno più rotondo e largo. Questa non vuole essere una critica, ma ci mostra come ogni produttore interpreta il vino con i propri gusti. Anche in bocca si avverte questa sensazione alcolica che rende il gusto più dolce dei precedenti. Sicuramente questo prodotto avrà una platea maggiore di sostenitori in quanto più ammaliante dei precedenti. Anche la persistenza gustativa porta con se il ricordo dello sciroppo di dosaggio.

Piemonte, Rivetto, “Kaskal”, Extra Brut s.a. Nebbiolo 100%

Ci spostiamo a Serralunga d’Alba, zona d’elezione per la produzione del Barolo in quanto i terreni sottostanti, composti in prevalenza di scheletro marino,  hanno circa il doppio dell’età degli altri terreni della Langa. Qui si producono vini rossi che vanno dimenticati in cantina per dar loro il tempo di esprimersi a livelli eccelsi. Anche l’approccio con il metodo classico segue questa strada. Il campione in degustazione ha 42 mesi, ma in cantina del produttore esistono già prodotti con 86 mesi di affinamento e l’idea è quella di arrivare a 120. Colore leggermente più chiaro del precedente ma sempre in linea. Perlage più fine ed elegante di quanto visto finora. Naso d’impatto, intenso con ottima spinta di profumi. Le sensazioni fruttate che si percepiscono sono disidratate, ricordi di frutti rossi anch’essi con leggero appassimento, il tutto racchiuso in una componente minerale. L’ingresso in bocca è equilibrato con una struttura avvolgente. La bollicina è rotonda e scivola bene sulla lingua con giusta pungenza. La freschezza iniziale lascia il posto ad una piacevole sapidità che asciuga la bocca e prepara al nuovo sorso. Persistente il ricordo. Anche in questo caso il prodotto deriva da una parziale fermentazione ancestrale per limitare il tenore alcolico che la zona esprime, ma che rimane un po’ troppo in evidenza dopo la deglutizione.

Piemonte, Travaglini “Nebolè”, Extra Brut 2011 Nebbiolo 100%

Torniamo nella zona di montagna, ma questa volta restiamo in Piemonte e precisamente nella zona di Gattinara. Anche qui i vini rossi hanno caratteristiche minerali ed un’eleganza tipica dei vini di montagna. Il prodotto che ci accingiamo a degustare è quello che ha effettuato una sosta maggiore sulle fecce: 60 mesi. Dal colore non si denota questa maggiore struttura ed anche le bollicine sono nella norma come nei campioni precedenti. Al naso i profumi sono più esili, entrano in punta di piedi ma con grande eleganza. Riconoscimenti con accenni vegetali di foglie secche e leggero humus, fiori di campo secchi e sul finire un ricordo di ananas disidratato. La nota minerale è presente ma bene integrata col resto del bouquet. In bocca ci colpisce l’equilibrio. Prodotto con buona struttura e perfettamente bilanciato fra la componente alcolica e quella fresco-sapida. Sergio ci informa che i lieviti utilizzati sono una selezione proveniente direttamente da Epernay ed il tipo di lievito è ceppo Castelli. Bisogna riconoscere che lavorano veramente bene. Bollicina a servizio del gusto del vino che rende dinamica la beva. Piacevole sensazione graffiante nel post beva.

L’enologo Sergio Molino ci aveva avvisati all’inizio della degustazione… questi prodotti o si amano o si odiano… e noi siamo stati colpiti al cuore da queste bollicine particolari.

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