Figli di una Bollicina Minore V – Gli autoctoni

Figli di una Bollicina Minore compie un lustro. Questo format che partito per gioco si è sempre più consolidato nel tempo fino a divenire un appuntamento irrinunciabile per i bubbles lover. Nel corso degli anni si sono succedute circa 130 aziende i cui prodotti sono stati presentati a più di 300 contatti, selezionati appassionati di bollicine metodo classico. Cinque gli appuntamenti in scaletta cominciando l’otto di novembre che si protrarranno per circa un mese con cadenza settimanale con termine il sei di dicembre. Qui potete trovare il calendario delle serate. Primo incontro incentrato sui vitigni autoctoni che già lo scorso anno riscossero un notevole successo fra i partecipanti. Invariata la regola di servizio che vede serviti prima i prodotti con minore permanenza in bottiglia rispetto a tiraggi più lunghi. Prima novità della quinta edizione la partecipazione di altri degustatori, oltre al sottoscritto, per illustrare ai partecipanti i vari vini nel bicchiere. Ieri sera è toccato a Marco Germani, che con competenza ha coinvolto i partecipanti presenti. Piacevoli sorprese hanno riservato alcuni dei campioni degustati, ma per sapere questo dovrete avere ancora un attimo di pazienza e continuare a leggere. Vi aspetto martedì 14 novembre per la serata dedicata al Metodo Nebbione… stay tuned

Puglia, Cantine Re Dauno “Daunisius”, Brut s.a. Bombino Bianco 100%

L’azienda di Angelina e Francesco è situata a San Severo, zona con antiche tradizioni vitivinicole, dove il clima regala forti escursioni termiche che aiutano ad estrarre i profumi dall’uva. Come in molti casi succede i due proprietari, coniugi da molti anni,  amano le bollicne e riescono a concretizzare sogno di produrre le “loro” bollicine nel 2013. L’amore per il territorio e la voglia di affermare le proprie radici li spingono ad utilizzare un vitigno autoctono, il Bombino bianco, per la produzione di due dei tre prodotti, ovvero il Brut e dal Pas Dose; per il rosè hanno invece optato per l’internazionale Pinot nero. Il prodotto degustato affina per 24 mesi nelle cantine del palazzo “anni venti” sede della cantina. Giallo paglierino alla vista con delicata produzione di bollicine di pregevole fattura. Naso con attacco classico di scorza di pane, ma alcuni degustatori hanno ravvisato anche delle note casearie. La parte centrale dei profumi è giocata su sensazioni fruttate a pasta bianca ed accenni di frutta secca; sul finire un agrume candito. In bocca la percezione della bollicina è esplosiva ma anche evanescente, l’effetto della pungenza non accompagna la beva fino alla fine. Il gusto è coerente con quanto percepito al naso e la sensazione agrumata risulta più marcata. In chiusura ritorno di sensazioni di nocciole tostate. Complice l’elevato residuo zuccherino, dosato a 12gr/lt, l’equilibrio è perfettamente centrato. Sarebbe interessante poter provare un prodotto con meno dosaggio e più permanenza sulle fecce. Sono sicuro che Angelina e Francesco ci stanno già pensando…

Toscana, Bravi Alessandro “Garfagnino”, Brut s.a. Uve autoctone della Garfagnana

L’ingresso di Alessandro nell’azienda di famiglia, situata a Camporgiano, ha coinciso con la volontà di riscoprire, tutelare e valorizzare le viti autoctone della Garfagnana. In collaborazione con UNIPI è stato dato il via al progetto “Vigneto Collezione” dove sono allevate le viti ancora non catalogate come la Barghigiana o la Carraresa. Allo stato attuale sono più di venti i vitigni da riscoprire ed infatti né sulla bottiglia ne sulle schede è dato sapere con quali di questi è stato fatto il metodo classico che abbiamo degustato. Questo ci fa capire che siamo ancora in fase di studio e che diverse cuvée o nuovi modi di spumantizzazione potranno dare prodotti diversi in futuro. Per adesso noi ci limitiamo a degustare questo 24 mesi che  abbiamo versato nel bicchiere. Posizionando il bevante contro la fonte di luce apprezziamo un brillante giallo paglierino con perlage vivace e persistente. Al naso risulta chiuso, ed anche aspettando qualche minuto le sensazioni non emergono in successione, ma vanno cercate. Dietro la nota croccante del lievito, si riescono a percepire ricordi di frutta tropicale; papaia, mango. Al palato la delicata bollicina sposa un elegante freschezza dal finale sapido. Si apprezzerebbe una maggiore pungenza e persistenza della bollicina che “graffi” di più il palato, ma come anticipato siamo ancora in working progress…

Veneto, Dama del Rovere “Durello”, Brut s.a. Durella 100%

Condotta dalla quarta generazione di viticoltori, la cantina nasce nel 2003 con sede a Brognoligo di Monteforte d’Alpone nella zona Classica di produzione del Soave in provincia di Verona. Oltre che alla Garganega, l’azienda strizza l’occhio anche all’altra importante uva locale, la Durella atta alla spumantizzazione. Viene interpretata sia che con il metodo Charmat-Martinotti che con la rifermentazione in bottiglia. Il campione che abbiamo degustato è il metodo classico 24 mesi ottenuto sia con vigne vecchie che nuove. Il colore non si discosta molto da quello dei campioni precedenti; un brillante giallo paglierino impreziosito da una sottile ma costante catenella di bollicine. Lo spettro olfattivo è improntato su note agrumate nette e decise, successivamente si percepiscono sensazioni fruttate di mela acerba. Bocca in perfetta sintonia con quanto percepito al naso. L’attacco è fresco con ricordi citrini che provocano un’abbondante salivazione. La pungenza della bollicina, complice una pressione di 5 atmosfere, pur presente, risulta sovrastata dall’imponente freschezza gustativa. Se pensiamo che la sboccatura risale a più di un anno fa, possiamo capire appieno la potenza della freschezza di questo vitigno.

Toscana, Montauto, Brut s.a. Sangiovese 100%

Riccardo Lepri, attuale proprietario, ha dovuto meritarsela la cantina. Il nonno se lo è affiancato per un anno di vita in vigna prima di consegnarli la barra del timone. Il cambio di comando non ha tardato a dare i suoi frutti. Manciano è un territorio vocato per i rossi, dista 10 chilometri dalla costa nell’entroterra maremmano, ma è caratterizzato da importanti escursioni termiche fra il giorno e la notte. Questo ha permesso l’allevamento anche di uve bianche che producono vini che gran parte della critica ha definito “alla stregua dei francesi”. Da li a produrre bollicine classiche, con uve sangiovese, il passo è stato breve. Colore leggermente più carico dei precedenti ma sempre nella tonalità paglierina. Visivamente la bollicina è più presente e costante. Intenso impatto olfattivo al naso con profumi che non seguono un ordine lineare ma si alternano caleidoscopicamente. Frutta a pasta gialla matura, susina, arancia sanguinella, melograno, si alternano per poi lasciare il posto ad una nota casearia tenue e rifondersi con gli stessi. L’attacco in bocca esprime una buona struttura. Sia il vitigno che i terreni argillosi contribuiscono ad allargare il vino in bocca. La bollicina è bene integrata nel vino ma una maggiore pungenza avrebbe giovato al gusto. La freschezza è superiore a quanto lascerebbe presagire l’olfatto, segno di longevità del prodotto. Che dire ancora?… Fa piacere sapere che in Toscana si produca una bollicina del genere.

Piemonte, Cascina Gentile, Brut s.a. Cortese 100%

In azienda siamo alla terza generazione di vignaioli. Daniele Oddone continua il solco tracciato focalizzandosi sui vitigni autoctoni, di proprietà aziendale, e la produzione con metodi più naturali possibile. L’appartenenza a FIVI ne è una chiara testimonianza.Particolarità è che il vino base non subisce stabilizzazioni o chiarificazioni prima della seconda rifermentazione. Ciò conferisce una base più sana su cui far lavorare i lieviti che attueranno la trasformazione. Colore giallo brillante con buona produzione di bollicine. Naso intenso con primi riconoscimenti caseari, bisogna concedergli il tempo di potersi aprire per godere appieno del ventaglio variegato di sensazioni. Si passa da un vegetale croccante di fieno ad frutta tropicale disidratata con un lieve accenno balsamico. In bocca entra con la stessa irruenza percepita al naso. Bollicina ben presente e bene integrata nel gusto del vino. Dopo il primo impatto giocato sulla freschezza l’equilibrata persistenza in bocca è affidata alla sapidità che asciuga bene la cavità orale. Una bella interpretazione di questo vitigno.

 

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