Il Mercato dei Vignaioli FIVI soffia 10 candeline

Il Mercato dei Vignaioli FIVI soffia 10 candeline

La decima edizione del Mercato dei vini della FIVI, si è tenuta a Piacenza sabato 27, domenica 28 lunedì 29 novembre 2021. 

Questa particolare manifestazione è in continua crescita. Quest’anno erano oltre 674 i vignaioli indipendenti presenti.

Ma siamo sicuri che tutti sanno il significato della parola indipendente?

Direttamente da FIVI il vignaiolo indipendente è inteso come colui che:

coltiva le sue vigne, imbottiglia il proprio vino, curando personalmente il proprio prodotto. Vende tutto o parte del suo raccolto in bottiglia, sotto la sua responsabilità, con il suo nome e la sua etichetta.

rinuncia all’acquisto dell’uva o del vino a fini commerciali. Comprerà uva soltanto per estreme esigenze di vinificazione, in conformità con le leggi in vigore.

rispetta le norme enologiche della professione, limitando l’uso di additivi, concentrando la sua attenzione sulla produzione di uve sane.

Questo è quello che veniva chiesto fino a ieri.

Quest’anno la Federazione ha lanciato un progetto strategico pluriennale, FIVI4FUTURE, in cui i vignaioli sono chiamati a coltivare la ricerca attraverso numerose azioni mettendo al centro la sostenibilità ambientale e la tutela della biodiversità nei vigneti.

Come ha commentato la Presidente di FIVI Matilde Poggi il concetto di sostenibilità viene declinato a tutti i livelli.

Esempio tangibile di questo nuovo percorso l’assenza del catalogo cartaceo sostituito da una comoda app.

L’ingresso al Mercato è stato regolamentato secondo le normative previste per la sicurezza sanitaria anti-Covid.

Si poteva accedere solo previa esibizione del green pass e misurazione della temperatura, cosa che ha creato lunghe file di persone in attesa che venissero fatti i controlli, ma che nessuno ha contestato.

Bene ora che abbiamo finito il preambolo parliamo un po’ della cosa che ci accomuna… il vino nelle sue innumerevoli interpretazioni.

Per chi mi conosce sa che le mie incursioni a FIVI, e non solo, sono mirate ad una particolare tipologia di prodotti… i metodi classici.

Anche quest’anno non ho fatto eccezioni, ma invece che farlo in prima persona ho delegato il mio alter-ego pseudo virtuale The Bubbles Lord che potete trovare su IG @thebubbleslord

Lascio a lui le tre descrizioni delle aziende che ci hanno favorevolmente impressionato.

Essendo un avatar che vive solo su Instagram i suoi riferimenti, quando li mette, sono su questo social.

Ah… dimenticavo di dirvi… è di poche parole, e va dritto al punto.

@tenutalavigna  Ci troviamo a Capriano del Colle dove su terreni di argille rosse l’azienda alleva, fra le altre varietà, lo Chardonnay che dà origine ai due prodotti degustati.

Anna Botti (ch 100%, pds 24 mesi) è sinuoso, scorre bene in bocca e la bollicina ha il giusto grip.

Prodotto da aperitivo o da piatti non troppo strutturati.

Ugo Botti (ch 100%, pds 60 mesi) ha un carattere decisamente più complesso.

Al naso emergono ricordi di zafferano che è il marker di questi luoghi.

In bocca è avvolgente, la bollicina fine e rotonda è perfettamente integrata nel vino.

Prodotto da tutto pasto finanche a carni bianche.

Piero Brunet. Siamo in VA con vigne sopra i 1.000 mt d’altezza. Terreni ricchi di scheletro e sabbia.

Il vitigno è Prié blanc da cui l’azienda ottiene il Blanc de Morgex et de La Salle in versione ferma, mentre le 400 bottiglie che vengono spumantizzate originano la Stelle dei Ghiacciai.

I 30 mesi passati sui lieviti conferiscono profumi fragranti non solo di lieviti ma di fiori d’alpeggio, ed erbe di montagna, netti e cadenzati ed una piacevole nota minerale (i puristi vorranno perdonarmi) a chiusura di bouquet.

E’ in bocca che stupisce.

Dritto come un binario entra e non ha cedimenti. La bollicina è bene integrata e di pregevole fattura.

Carezza la lingua facendoci apprezzare la freschezza naturale del vino. Gusto senza compromessi o lo ami o lo odi..

Angelo Pecis. Siamo in Valcalepio, ma per le bollicine si preferisce usare la denominazione Colleoni, anche se ad Angelo non piace molto.

Il nome “Calepio” deriverebbe dal termine greco “Kalos-Epias” che significherebbe “Terra buona, Terra dolce“, testimonianza della sua antica tradizione enologica.


Pn e Ch. Già dall’etichetta si immagina un prodotto strutturato. In bella evidenza la sosta sui lieviti: 90 mesi.


Bollicina fine e vivace al contatto della lingua. Prodotto di struttura, i lieviti hanno lavorato molto bene.

Entra in punta di piedi e poi si prende la scena del gusto. pregevole la persistenza che lo posiziona come prodotto da pasto piuttosto che da aperitivo.

Sommelierxte

Relatore AIS, bubbleslover, founder of Figli di una bollicina minore, ricercatore di metodi classici particolari.

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